“AI, avanguardia dell’innovazione: può succedere di tutto”: l’intervista a Vincenzo Paduano

Original article was published by BV TECH Group on Artificial Intelligence on Medium


“AI, avanguardia dell’innovazione: può succedere di tutto”: l’intervista a Vincenzo Paduano

Intelligenza artificiale, come cambia l’interazione uomo-macchina. La corsa degli stati all’AI race e la nuova ascesa del privato. Il tutto senza dimenticare la Cyber Security con i nuovi, e critici, possibili scenari.

Sono stati questi alcuni dei temi che abbiamo affrontato nell’intervista a Vincenzo Paduano.

Dopo averlo accolto come ospite nel primo appuntamento delle Turing Sessions, rincontriamo l’AI Specialist in veste di nuovo membro del Team Innovation di BV TECH per parlare del suo nuovo ruolo e dei progetti a cui sta lavorando per spingere il Gruppo verso “scenari nuovissimi”.

Ciao Vincenzo. Recentemente, sei diventato parte della squadra BV TECH. Cosa ci racconti del tuo team? A che progetti tate lavorando?

Faccio parte del Team di Innovazione con il quale stiamo lavorando a dei nuovi progetti che possano portare l’azienda a sviluppare soluzioni di ampio respiro, anche a livello nazionale, e che possano essere utili sia a grossi Enti che al singolo cittadino. Quello che vogliamo fare è spingere l’innovazione, utilizzando le nuove tecnologie a disposizione, per fare in modo che l’azienda possa creare prodotti all’avanguardia, orientati al futuro.

Quali sono state le tue esperienze prima di arrivare qui?

Ho un’esperienza abbastanza varia. Nasco come ingegnere con un occhio di riguardo verso la biomedicina infatti ho svolto un dottorato in Bioinformatica e Biologia Computazionale facendo un percorso lungo ricerca fino ad arrivare a lavorare al CNR. Ho fondato una mia Startup che si occupava di Cyber Security. Dopo qualche anno di insegnamento, sono tornato al mondo delle Startup con un nuovo progetto incentrato sulle AI, in particolare sull’uso di queste nel modo di gestire l’assistenza clienti per grandi aziende.

Nel nostro primo appuntamento delle Turing Sessions, che ha visto te come ospite, hai definito l’AI come il nuovo DNA. Data la pervasività di questo strumento, che tipo di implicazioni sociali ci possono essere? Penso agli ultimi fatti di cronaca, George Floyd, le decisioni di IBM, Amazon e Microsoft… Quali obiettivi dobbiamo porci per un utilizzo etico e intelligente delle nuove tecnologie?

Si tratta di tecnologie potenti, anche molto direi, ma sono pur sempre strumenti che possono assumere varie forme, dalle più complicate a quelle più semplici.

È un po’ come chiedersi: “Abbiamo inventato gli Smartphone, li diamo alla società, che implicazioni ci possono essere?”. Indubbiamente ogni nuovo dispositivo, ogni nuova innovazione porterà con sé le due facce della medaglia: da un lato semplificherà, migliorando, lo stile di vita, dall’altro c’è da mettere in conto un uso anche meno lecito.

Come approcciarci ad un utilizzo etico? Penso che ognuno dovrebbe utilizzarle correttamente in quello che è il proprio campo d’azione e obiettivo. La mia speranza è che ognuno applichi un’etica, mettendo un freno ad usi che, quanto più oggettivamente, sono lontani dal fare “bene”.

È giusto tendere ad un ideale ma senza mai dimenticarsi di vivere nell’immanente.

Come pensi che l’AI possa impattare la Cyber Security?

L’AI penso possa avere un impatto enorme sulla Cyber Security perché significa avere un’entità “intelligente” che riesce a fare bene ciò che fa anche un essere umano. E in modo più veloce.

Ovviamente ci saranno risvolti per ambo le parti. Si può utilizzare per l’analisi di malware, virus, attacchi informatici e quindi portare allo sviluppo di uno strumento molto potente che contrasta eventuali attacchi cibernetici. Allo stesso modo, lo può utilizzare chi sta dall’altra parte e sfrutta vulnerabilità di sistemi di rete e software per garantire una miglior riuscita di un cyber attack. Questo creerà uno scenario decisamente più complicato, quanto interessante.

Pensi che l’AI possa mai sostituire l’elemento umano, es. l’analista del SOC? La risorsa umana è inimitabile?

Sì e no. Immagino ci sarà una doppia evoluzione: l’AI rimane uno strumento che può arrivare a sostituire alcuni tipi di operazione manuali ma questo non porterà alla scomparsa della risorsa umana ma alla trasformazione del suo lavoro in qualcos’altro. L’AI si utilizza per eliminare il lavoro manuale, e questo porterà ad un’evoluzione di certe figure professionali, anche degli analisti che si reinventeranno. Penso sia un discorso simile a quando ci fu l’avvento di Internet, anche in quel caso si pensava alla crisi di alcuni impegni ma è vero anche che ne sono nati di nuovi, si pensi al web developer, o all’influencer.

Si sente spesso parlare di “singolarità”. Cosa può comportare? Che tipo di conseguenze c’è da aspettarsi nel rapporto uomo-macchina?

La “singolarità” è un concetto molto alla moda ma anche astratto. Entro quando dovrebbe arrivare? I più ottimisti dicono 2029, nel mezzo c’è chi pensa tra gli anni ’30/’40 e i pessimisti tra i ’50/’70. È azzardato provare a immaginare cosa potrà accadere. Molto probabilmente arriveranno scoperte talmente assurde dopo la singolarità che è difficile tentare di definire qualcosa. D’altronde la “singolarità” si chiama così proprio perché non si ha ancora alcuna minima idea: può davvero succedere di tutto.

L’azienda è solitamente guidata dal business. Pensi debba anche essere ispirata da valori morali ed etici quando si ha a che fare con queste tecnologie? Lo sviluppatore, quindi, deve avere o coltivare certi valori che possano far fronte ai rischi?

È il mio principale auspicio, anche se bisogna mettere in conto uno scenario dove non siano proprio quelli morali ed etici i valori guida.

Le pratiche di business, indipendentemente dall’AI, si presuppone che siano etiche ma d’altra parte i big dell’innovazione mondiale hanno messo in guardia sul fatto che l’AI stessa è un tipo di tecnologia diversa rispetto a quelle che abbiamo visto fino ad ora nella storia degli esseri umani e bisognerebbe fare in modo che l’AI stessa sia etica, non solo il suo utilizzo. Sicuramente questo è un problema che si porrà più in avanti. Il mio auspicio è che tutti possano utilizzare queste tecnologie per farne cose buone.

In questo scenario, uno stato che tipo di vantaggio può trarne dall’uso di queste tecnologie? Non a caso si sente spesso parlare della corsa degli stati all’AI race…

La cosiddetta “corsa all’AI” è dettata da motivi bellici, così com’è stata la corsa all’armamento nucleare in passato. Chiaramente, in questo senso, uno stato ambisce ad un AI che gli permetta un primato per due motivi: difesa e supremazia. Ma c’è anche un altro utilizzo molto vantaggioso, quello mondano e di tutti i giorni che non necessariamente si inserisce in una corsa tra stati. Pensiamo, ad esempio, all’ottimizzazione delle risorse, l’AI può gestire tantissimi dati contemporaneamente e può trarre le conclusioni migliori per ognuno degli stessi e quindi migliorare i servizi offerti al singolo cittadino. Ma si pensi anche all’ottimizzazione delle infrastrutture, elettricità, energia, traffico, spostamento di persone e quindi il trasporto pubblico.

Come giudichi il ruolo del privato nello sviluppo dell’AI? Si pensi a Google, Fb e ai giganti high tech. Pensi sia ipotizzabile un’impennata tale da mettere questi attori privati in una condizione di vantaggio o di superiorità tecnologica rispetto agli stati nazionali?

Sì, credo che i privati possano ambire a questa ascesa se non altro che per il fatto che spesso gli stati sono indietro in ambito di innovazione tecnologica. I privati hanno spesso un particolare know-how, molte risorse, fanno quello come business che li pone in una condizione di vantaggio. C’è anche da dire che molti si concentrano su alcune tipologie di AI, per esempio IBM attualmente detiene il primato mondiale per le AI che capiscono il testo scritto, FB ha un primato sulle AI che gestiscono le reti sociali e il riconoscimento facciale. Questo esclude un primato unico e assoluto ma uno scenario tanto diversificato quanto competitivo.

Forte della tua esperienza, in che modo pensi che lo sfruttamento dell’intelligenza artificiale possa migliorare le risorse (materiali, e anche umane) del nostro gruppo?

Creando nuovi strumenti che portino benessere, migliorando la vita, e che diano nuove possibilità che mai avremmo pensato di fare. Dare quindi qualcosa di completamente nuovo che permetta di creare scenari nuovissimi, sia per l’utilizzatore che all’interno del gruppo stesso, migliorando le dinamiche aziendali interni ed esterni, fino all’ottimizzazione dei materiali, risorse… Le possibilità sono tante e quando si fa innovazione è impossibile dire prima che cosa si scoprirà!

Come pensi cambierà, tra qui a dieci anni, il mondo della tecnologia e della Cyber Security?

Una domanda un po’ complicata perché con l’esplosione esponenziale della tecnologia a cui stiamo assistendo in questi tempi è difficile fare previsioni. Di certo nei prossimi anni (che siano 3, 5 o 10), la Cyber Security diventerà molto importante perché la tecnologia diventerà sempre più connessa alle nostre vite. In futuro avremo più dispositivi, vivremo una vita sempre più interconnessa che come tale, deve essere protetta. Spero ci sarà una maggiore alfabetizzazione sulla Cyber Security perché molte persone ancora non sono consapevoli dei rischi. Se da un lato è bene fare luce sulle potenzialità della tecnologia, non è più possibile chiudere gli occhi davanti ai tanti rischi intrinseci.